Il tuo datore di lavoro è amico della famiglia?
Nonostante qualcuno tenti di convincerci del contrario, non siamo fatti a compartimenti stagni.
A maggior ragione questo è vero per quanto concerne la capacità di conciliare vita familiare e vita lavorativa.
Non è forse vero, infatti, che in ufficio siamo più distratti – e quindi meno produttivi – se abbiamo avuto una forte discussione a casa con il nostro coniuge oppure se siamo preoccupati perché nostro figlio non sta bene?
Quanto incide, invece, sul clima domestico un periodo di forte tensione con capi o colleghi o l’accumulo di fatica e stress per un progetto importante di cui siamo responsabili?
E’ inevitabile insomma che lo stato di grazia o di difficoltà a casa e sul posto di lavoro vadano di pari passo.
E come in famiglia ci si aspetta che il marito o la moglie siano dalla nostra parte quando c’è da stringere i denti in ufficio, così sarebbe auspicabile che i datori di lavoro – anche soltanto nel “sacro interesse” della produttività – fossero attenti, nel limite del possibile, alle necessità private e familiari dei propri dipendenti e collaboratori.
Molte aziende in questi anni, comprendendo l’importanza di un “collaboratore felice” a casa come al lavoro, hanno inaugurato politiche di “work-family balance”, adottando una serie di iniziative la cui finalità ultima è quella di agevolare la vita familiare del proprio personale.
Micronidi aziendali, flessibilità oraria, lavoro a distanza, servizi di “time e money saving”, sono solo alcuni esempi di questo trend.
Alcune cose sono state fatte. Molte altre devono essere realizzate.
Non c’è dubbio che si tratti di un cambiamento culturale ancor prima che organizzativo da parte delle aziende. Prima o poi tutte però dovranno porsi seriamente la questione.
E il tuo datore di lavoro come si comporta?
Per capire se l’azienda per cui lavorate è “family friendly”, ossia se favorisce l’equilibrio fra vita familiare e lavoro, vi proponiamo la compilazione di un interessante questionario online attraverso il quale lo IESE, la rinomata Business school di Barcellona sta conducendo – in 21 Paesi nel mondo (in Italia in collaborazione con il Consorzio ELIS di Roma) una importante ricerca.
L’anonimato è garantito. Vi invito a provarci, magari scoprite qualcosa di interessante…
Ecco il link a cui collegarvi per la sua compilazione:
http://www3.iese.edu/Ifrei/New/IndexGlobal.asp
Lorio Izzo




